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  • ♦ GHANA la pattumiera dell’elettronico

    Ghana

    photo: arte.tv

    GHANA : la pattumiera dell’elettronico
     
    L’80% dei rifiuti hi-tech americani e il 75% di quelli europei – gran parte dei quali contengono sostanze chimiche dannose per la salute umana e l’ambiente (metalli pesanti, ftalati, pcb) – finiscono nel “buco nero” dello smaltimento illegale.
     
    Tonnellate di e-waste finiscono ogni anno non solo nelle campagne sperdute d’Europa o in fondo a laghi e oceani – la nuova mecca degli spazzini clandestini è da qualche tempo il Ghana, in Africa.
     
    Greenpeace ha ricostruito il percorso delle navi dei veleni che da Anversa, in Belgio, caricano scarti elettronici provenienti da Olanda, Spagna, Germania, Inghilterra, Italia, Danimarca e Svizzera, per poi esportarli come prodotti di “seconda mano” nei paesi in via di sviluppo come l’Asia e l’Africa.
     
    Nei mercati di Accra, capitale del Ghana, e altre località limitrofe, finiscono cosi PC, telefonini, iPhones, stampanti, televisori, frigoriferi e quant’altro. Scarti spesso inutilizzabili e destinati ad incrementare le tonnellate di rifiuti tecnologici già presenti in grandi quantità nel continente, in aree rurali contaminate dai fumi tossici sprigionati quando le carcasse in pvc vengono bruciate.
     
    Sono spesso i bambini a vagare come spettri in questi “cimiteri hi-tech” in cerca di metalli rivendibili (rame, piombo) e sono sistematicamente esposti a fumi e sostanze nocive e cancerogene.
     
    Nel rapporto “Ghana contamination” Greenpeace denuncia come le tonnellate di articoli elettronici prodotti ogni anno da compagnie europee, giapponesi e americane (Philips, Sony, Microsoft, Nokia, Dell, Canon e Siemens) finiscano nelle discariche hi-tech del Ghana causando una devastazione ambientale allarmante.
     
    “I campioni analizzati da Greenpeace sono stati prelevati sia da aree dove i rifiuti vengono bruciati all’aperto che da una laguna superficiale ad Abogbloshie. I risultati di laboratorio mostrano una contaminazione ambientale dovuta a numerosi composti organici tossici e persistenti, nonché a diversi metalli tossici presenti in alte concentrazioni.
     
    Queste sostanze sono in parte già presenti tal quali nei prodotti elettronici di consumo ed in parte derivano dai processi di combustione che avvengono senza controllo perché derivati da fuochi a cielo aperto. La natura e l’estensione della contaminazione chimica di questi siti africani è simile a quella trovata in un’altra indagine di Greenpeace condotta in aree di smantellamento di rifiuti elettronici in Cina, India e Russia” (1).
     
     
    (1)     Da una sintesi del rapporto “Ghana Contamination” di Greenpeace su NanniMagazine.it.
     
     
    Altre fonti:
    - “Prèt à jeter” Trasmissione e dibattito del 15.02.2011 sul canale francese  ARTE.TV
    - La Repubblica.it, articolo di Antonio Cianciullo del 5 agosto 2008
    - Vari articoli su www.NanniMagazine.it
    - “I rifiuti dei paesi ricchi bruciano ad Accra” (da Der Spiegel – tradotto su Internazionale) articolo del 15 aprile 2010, sul sito del corso di Diritto internazionale dell’ambiente a cura di A. Fodella (Università degli Studi di Trento).
     
    Erace Lestis © 2011 Page uploaded 17.02.2011